lunedì 30 aprile 2012

Urban legend: "La polio è scomparsa prima delle vaccinazioni"

La poliomielite sarà - speriamo - presto eradicata. (Cliccare su "submit request" per vedere nella colonna a destra i casi di polio selvaggio in tutto il mondo). Purtroppo lo stesso non si può dire delle urban legend che vengono diffuse dagli antivaccinisti e che sicuramente continueranno a circolare ancora per molti decenni dopo la scomparsa dei virus della polio dal mondo.




Di solito, la prima cosa che gli anti-vaccinisti spiegano, con impressionanti grafici in mano, è che quando le vaccinazioni sono iniziate, la polio era già praticamente scomparsa da sola. Il merito - così dicono - non è del vaccino ma delle migliorate condizioni di vita (l'igiene, la nutrizione etc.).

Per esempio nel libro "Vaccinazioni tra scienza e propaganda" di Claudia Benatti, Franco Ambrosi e Carla Rosa vediamo il seguente grafico.

E questa la spiegazione che danno:

"Si nota innanzi tutto che il grafico parte, nel 1925, da una situazione che vede pressochè pari a zero i casi di polio in Italia benchè non fosse disponibile alcuna vaccinazione. Purtroppo non vengono forniti i dati riferiti ai periodi precedenti, che potrebbero consentire una più ampia analisi. La polio conta pochi casi fino alla metà degli anni '30, per impennarsi in concomitanza dell'inizio della seconda guerra mondiale, quando le condizioni di vita e igieniche di tutta la popolazione precipitarono.(...) Nel 1957 viene introdotto in Italia il vaccino Salk a virus ucciso con somministrazione non obbligatoria, e proprio a partire da quel momento si innesca un aumento esponenziale e velocissimo dei casi di malattia, cui segue una successiva spontanea diminuzione. Nel 1966 entra in vigore la legge che rende obbligatorio il vaccino antipolio per tutti i bambini (...); in quell'anno, come si nota dal grafico, la poliomielite era ormai scomparsa."
Intanto si può benissimo vedere una tendenza crescente della curva, fino al 1958. In Italia, come in molti paesi sviluppati, le epidemie di polio sono diventate sempre più vaste, a partire dall'inizio del XX° secolo. Una delle ipotesi è che la migliorata igiene abbia spostato l'età dell'infezione facendo aumentare il numero dei casi di paralisi. Ci sono però dati che non sostengono questa ipotesi. Comunque sia, era in atto un crescendo di epidemie di polio che preoccupava moltissime famiglie e i medici.

La freccia nel grafico indica più o meno l'anno in cui in Italia il vaccino antipolio è diventato obbligatorio, cioè il 1966. Il motivo è ovvio: per dare l'impressione che la vaccinazione non abbia avuto nessuna influenza sull'andamento epidemico della malattia. L'entrata in vigore dell'obbligo non significa però che le vaccinazioni di massa sono cominciate solo in quel momento. L'obbligo è invece stato deciso dopo che si è visto il notevole impatto che il vaccino SABIN aveva avuto sul numero di casi di polio sia in Italia che in tutti gli altri paesi dove sono state fatte vaccinazioni di massa (in Europa e in Nordamerica). La decisione è stata presa anche per garantire l'ugualianza di salute a tutti i bambini italiani perché c'erano ancora zone in cui la copertura vaccinale era troppo bassa.

La cosa importante per gli antivaccinisti è naturalmente scegliere per la freccina un posto adatto per poter provare in modo impressionante che il vaccino anti-polio è inefficace. Forse non si rendono conto che si contraddicono quando attribuiscono il picco del 1958 al vaccino ma non la successiva forte riduzione che spezza visibilmente la precedente tendenza crescente. No! Loro dicono che questa riduzione fra il 1958 e il 1966 non ha niente a che fare con i vaccini. Quando c'è un picco, la colpa è del vaccino (e in questo caso, molto convenientemente, non considerano il fatto che non era obbligatorio), quando c'è una discesa nella curva, questa viene interpretata come diminuzione spontanea (con la spiegazione che in quegli anni il vaccino non era ancora obbligatorio).


In realtà le vaccinazioni di massa sono cominciate "timidamente" durante e dopo la grande epidemia del 1958 che aveva causato 8377 casi di poliomielite paralitica e centinaia di morti. Solo al momento in cui l'epidemia era già in atto, c'è stata da parte del governo una corsa all'acquisto e alla distribuzione - abbastanza caotica - del vaccino ed entro la fine di novembre 1958 era stato distribuito un numero irrisorio di vaccini. Inoltre ciascun vaccinato aveva bisogno di 3 dosi, quindi passava dell'altro tempo prima che i bambini raggiungessero un'immunità che era comunque più bassa di quella del vaccino SABIN o del SALK potenziato che si usa oggi in Italia. Alla luce dei fatti storici non so proprio come si possa dare la colpa al vaccino per la grande epidemia del 1958. La colpa era invece la mancanza di un'adeguata quantità di vaccino, la lentezza del governo nel procurarlo e la disorganizzazione nella distribuzione. Intere regioni non l'avevano nemmeno ricevuto.

L'effetto della vaccinazione si vede guardando il grafico dal punto più alto del 1958 in poi, anche se una parte della discesa della curva nel 1959 è veramente spontanea, fa parte dell'andamento naturale delle epidemie. Significa che dopo una grande epidemia la maggior parte della popolazione è immune a causa del contatto con il virus. Il SALK aveva avuto una modesta influenza sull'andamento della malattia, per la bassa copertura, per la disorganizzazione, e anche perché non offriva un'altissima protezione, come il vaccino IPV potenziato che è stato sviluppato dopo. Il 1. marzo 1964 è stato introdotto il vaccino SABIN  con una vaccinazione di massa che - già nel corso dello stesso anno - ha drasticamente ridotto il numero di malati e poi ha fatto sparire la poliomielite nel  giro di pochissimi anni.



Per far rivivere la situazione di allora, citerò da alcuni articoli scritti all'epoca:

"Vita e Salute"  aprile 1964 pag. 135
Autore: Prof. Guglielmo Gargani
"Una nuova arma nella lotta contro la poliomielite in Italia"

"Con il primo di marzo si è iniziata anche in Italia la campagna di vaccinazione antipoliomielitica con il vaccino vivo e attenuato del dott. Sabin, somministrabile per via orale.


E' questo, nella lotta contro la poliomielite, un passo avanti, che non poteva ormai tardare e che anzi ha già tardato troppo. La malattia infatti, come ho avuto altra volta occasione di far notare su queste colonne, conserva in Italia un tasso di morbosità particolarmente elevato (oltre 6 per 100.000), ma la sua importanza sanitaria e sociale è ben maggiore in quanto queste cifre sono calcolate sull'intera popolazione, mentre i casi di poliomielite sono concentrati sui ragazzi al di sotto dei quattordici anni e più ancora nei bambini al di sotto di cinque. Quando poi si considera la gravità dei postumi, che lasciano questi bambini infelici e spesso incapaci di badare a sè stessi per tutta la vita, ci si rende conto dell'importanza e della serietà del problema e di come sia necessario affrontarlo con tutti i mezzi a disposizione."

Poi spiega perché in Italia la vaccinazione con il SALK non aveva avuto molto successo.

"Questo cattivo risultato è dovuto in parte alle condizioni climatiche che, mentre hanno da un lato ridotto spaventosamente l'efficacia di certe partite di vaccino che sono scadute prima di quanto previsto in base all'esperienza di altri paesi, dall'altro lato hanno favorito la sopravvivenza del virus poliomielitico nell'ambiente; ma soprattutto il cattivo risultato è dovuto al modo caotico e disordinato con cui si è proceduto alla vaccinazione."

Giorgio Cosmacini spiega i fatti nel suo libro "Storia della medicina e della sanità in Italia" così:

"Il "grande passo" non è stato quello compiuto dalla sanità italiana. Nel nostro paese il vaccino antipolio (il Salk) ha fatto la sua comparsa timidamente, tre anni dopo, quando i casi annui di poliomielite erano ancora aumentati: da 4.452 nel 1957 a 8.152 nel 1958. C'è di più: l'andamento ritardatario si protrae ulteriormente poiché la sanità italiana adotta il vaccino antipolio (di Sabin) solo nel 1964 e rende obbligatoria la vaccinazione solo nel 1966. Il ritardo costa all'Italia quasi 10.000 nuovi casi, con più di 1.000 decessi e più di 8.000 paralisi."


Un'altro interessante grafico di anti-vaccinisti è il seguente (l'ho trovato su Internet):


Se si confronta questo grafico con quello del libro "Vaccinazioni tra scienza e propaganda" si nota che la freccia che indica l'anno in cui il vaccino antipolio è diventato obbligatorio non si trova nello stesso punto. Però l'anno corrisponde (1966). Ho impiegato un po' a capire l'errore (o il trucco?). Se si controlla la sequenza degli anni si nota che manca il 1953. I dati di quest'anno mancano anche nel grafico stesso. Ci dovrebbe invece essere un importante picco perché nel 1953 sono stati riportati 4995 casi di poliomielite. Ma anche se si considera quest'anno mancante, il grafico, cioè la posizione dell'anno 1966 non torna ancora. Poi ho scoperto che nel grafico manca anche il dato dell'anno 1954, nonostante che nella sequenza degli anni c'è. Così tutto il grafico viene artificialmente spostato e questo spiega perché l'anno in cui il vaccino è diventato obbligatorio si trova nel punto sbagliato. Inoltre nel 1952 il numero dei casi non era ca. 2000 ma quasi 3000 (2708). Quindi 3 errori in un'unico grafico che già in partenza è distorto perché - come quello del libro della Benatti - fa credere che le vaccinazioni di massa possono cominciare solo quando c'è l'obbligo e che il vaccino non ha contribuito per niente all'eliminazione della polio dall'Italia.

Questi due esempi danno un'idea di come gli anti-vaccinisti usano - abitualmente - i grafici.

Per concludere questo articolo riporto invece un esempio molto convincente della grande efficacia del vaccino antipolio OPV. Nella Ex-BRD (Germania Ovest) le vaccinazioni di massa con il SABIN sono cominciate nel 1962. Nel Ex-DDR (Germania Est) invece sono cominciate due anni prima (per ingrandire il grafico cliccarci sopra):



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